L’intelligenza artificiale sta entrando nei processi della Pubblica Amministrazione italiana in modo sempre più concreto. Non come prospettiva futura, ma come strumento già disponibile per supportare attività operative quotidiane. Ciò che manca, ancora, è un quadro normativo pienamente definito. Ed è proprio su questo fronte che si sta lavorando con maggiore intensità.

Il quadro normativo: tre livelli complementari

Il riferimento normativo per l’adozione dell’AI nella PA si articola su tre livelli. Il Regolamento UE 2024/1689 – l’AI Act – definisce le regole europee, classificando i sistemi di intelligenza artificiale in base al livello di rischio e imponendo requisiti specifici, tra cui la supervisione umana obbligatoria per i sistemi ad alto rischio. La Legge italiana 132/2025, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, è il primo quadro normativo organico nazionale dedicato all’AI: promuove un impiego trasparente, responsabile e antropocentrico della tecnologia, designando AgID e ACN come autorità nazionali competenti. Le Linee Guida AgID (Determinazione n. 17/2025), infine, traducono questi principi in indicazioni operative per gli enti pubblici: attualmente in corso di adozione – la consultazione pubblica si è conclusa a marzo 2025 e la versione definitiva è attesa – definiscono cinque principi fondamentali articolati in altrettanti ambiti: conformità e governance, etica e inclusione, qualità e affidabilità, innovazione e sostenibilità, formazione e organizzazione.

Cosa può fare concretamente l’AI nella PA

Al di là del quadro normativo, l’AI può già intervenire in modo mirato su alcune attività operative chiave: analisi e interpretazione della normativa, supporto alla redazione di atti e regolamenti, gestione e organizzazione delle informazioni, riduzione delle attività ripetitive e a basso valore aggiunto. Non si tratta di sostituire i processi esistenti, ma di renderli più leggibili, strutturati e coerenti. Con un requisito imprescindibile: la supervisione umana deve rimanere costante e la responsabilità nelle decisioni deve essere sempre chiaramente definita.

Una sfida organizzativa prima che tecnologica

Il punto che le Linee Guida AgID sottolineano con maggiore forza è questo: l’adozione dell’AI nella PA non è un progetto tecnologico, ma un progetto organizzativo. Richiede capacità di lettura del contesto normativo, integrazione con i sistemi esistenti e attenzione agli impatti operativi e organizzativi. L’innovazione, in questo ambito, passa prima di tutto dalla qualità delle scelte progettuali.

Per gli enti pubblici, questo significa che il momento per prepararsi è adesso, prima che il quadro normativo diventi pienamente vincolante. Mappare i processi, formare il personale, verificare la conformità degli strumenti già in uso, sono passi concreti che possono essere compiuti fin da oggi, sulla base dei principi già consolidati anche nelle bozze delle linee guida.

Gestire la complessità normativa che accompagna l’adozione dell’intelligenza artificiale nella PA richiede strumenti adeguati. È in questa direzione che si muove IFT Atlas, la soluzione sviluppata da Evin che integra AI e normativa sugli incentivi tecnici, un esempio concreto di come la tecnologia, se progettata con rigore, possa semplificare processi amministrativi complessi e supportare le decisioni di chi opera quotidianamente nella PA.